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COME SI OTTIENE IL BLU OLTREMARINO DI LAPISLAZZULI

Il minerale di lapislazzuli da tempo immemorabile viene estratto dalle montagne dell’Afghanistan. Nei tempi antichi il bellissimo blu ottenuto da esso prendeva il nome di “blu oltremare”, poichè giungeva in Occidente attraversando il mar Mediterraneo. Recentemente si è affacciato sul mercato anche del lapislazzuli proveniente dal Cile: quest’ultimo è molto simile al lapislazzuli afghano, ma ha un tono leggermente più turchese.

Il minerale di lapislazzuli è un agglomerato di tre composti chimici: calcite bianca, pirite (che molti confondono con l’oro) e la parte più “nobile”, ovvero il blu di rame. Il problema principale, per noi coloristi, è quello di separare la parte blu dalle altre: ciò non si può ottenere con la semplice macinazione, perché il risultato sarebbe purtroppo un tono di colore troppo tendente al grigio.  Un procedimento antico e semplice per effettuare tale operazione (anche se ne esistono molti altri) è il seguente: innanzitutto si sceglie il pezzo di minerale più bello e lo si macina. Bisogna fra l’altro tenere presente che il lapislazzuli è una pietra preziosa, ed è quindi durissimo. Occorre dunque un mortaio di acciaio e molta energia nell’operazione di macinatura. Poi, una volta ottenuti dei piccoli pezzi, bisogna operare una scelta (magari avvalendosi di una lente d’ingrandimento) dei pezzi più puri (e cioè di quelli che contengono più blu), mentre bisogna scartare gli altri. Una volta operata questa scelta si può procedere alla polverizzazione ed alla ”stacciatura” finissima del minerale. Arrivati a questo punto, si passa la polvere ottenuta sotto un cannello a gas: questa fase è necessaria per fondere la pirite e ridurla così in ossido di ferro, che risulterà poi diluibile in acqua. E’ interessante notare che durante tale fase si può sentire l’odore dello zolfo che evapora, lasciando l’ossido di ferro di un colore nero. La polvere, diventata adesso più scura, viene quindi lavata con dell’acido acetico molto diluito: questo passaggio serve per diluire l’ossido di ferro e per sciogliere la calcite. Così, infine, il lapislazzuli blu precipita sul fondo del composto e le impurità che rimangono nel liquido vengono poi tolte facilmente.