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I VARI NOMI DEL GESSO PER DORATORI

Già scegliere un titolo per questo articolo mi è sembrato difficile: infatti questo importante e antico prodotto è sempre stato conosciuto con nomi diversi a seconda delle località dove veniva usato.

Si tratta del gesso minerale di cava (ovvero del solfato di calcio), ovviamente trattato in modo diverso dai gessi murari. Questo gesso viene polverizzato e, soprattutto, tenuto a macerare in vasche d’acqua per lungo tempo. Dopo questa fase viene di nuovo polverizzato e ventilato, poi vagliato per renderlo soffice.

Tutti questi trattamenti lo rendono neutro e soffice e gli conferiscono quelle caratteristiche necessarie per il suo uso principale, ovvero quello di fondo preparatorio per la pittura. Questa fase pittorica è conosciuta con il nome di “ammannitura” o “imprimitura”. Il gesso viene mescolato a caldo con colle animali (come la colla di coniglio o la colla di pesce), diluito e applicato ancora caldo. Si applicano diverse “mani” (o strati), ognuna delle quali va poi finemente scartata. In questo modo si preparano tavolette, cartoni, ma anche tele per dipingere (soprattutto a tempera, raramente ad olio, verificandosi un’eccessiva assorbenza).

Ma veniamo alla curiosità dei nomi.

Nel corso dei tempi questo prodotto è stato chiamato con vari nomi. Noi abbiamo preferito utilizzare il termine “gesso sottile di Volterra”, nome che si trova nel Libro dell’arte di Cennino Cennini del 1437. Tale nome, inoltre, ricorda pure l’origine attuale del prodotto, che infatti proviene dalle cave di Colle Val D’Elsa, vicino Volterra.

A Firenze esso era inoltre conosciuto come “gesso di Bologna”, dato che anche nei pressi di quella città ve ne erano delle cave, benchè si siano esaurite ormai da tempo. Molto usato era anche il nome che ricorda l’utilizzo specifico del prodotto, ovvero “gesso per doratori”. Assai corretta è pure un’altra denominazione (piuttosto tecnica) con cui esso veniva chiamato, ovvero “gesso marcio”. Quest’ultimo nome ricorda il trattamento di bagnatura al quale il prodotto viene sottoposto.

Molto in uso era (ed è tuttora) il nome “Bianco di Spagna”, perché nei secoli XVI e XVII erano “di moda” in tutta Europa le pesanti dorature specificamente in voga in quel paese. Infine i “cugini” francesi (che avevano le loro cave di gesso sul territorio nazionale, mentre adesso lo prendono in Italia) solitamente lo chiamano “Bianco di Chamapagne” o “Bianco di Marly”.

Altri gessi usati per la preparazione delle tavole (soprattutto per icone) sono il “Bianco di Meudon” (che attualmente proviene dalle cave di Montecastiglioni, presso Siena), il “Caolino” e la “polvere di alabastro” (proveniente sempre da Volterra). Tutti e tre sono molto lisci ma non soffici, come invece si presenta il gesso di Volterra.